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Gioiosa Marea - Le origini |
Gioiosa Marea, per gli antichi colonizzatori romani dell’Isola, fu soltanto «Joiusa» e l’assonanza rimane nel dialetto e nell’uso parlato degli abitanti che, alludendo alla propria Città, dicono solo «Giuiusa». Non a caso, comunque. La storia, tanto più le date sono lontane, nascoste nella notte dei tempi e così gli avvenimenti, tanto più lascia tracce inconfondibili a saperle cercare nelle pietre, nei ruderi, nelle tradizioni e nei dialetti.
L’immaginoso nome di ridente Città
lambita dall’azzurro flusso e riflusso delle acque del mare, Gioiosa Marea lo
ha infatti acquisito molto più tardi dalla sua fondazione. Da appena due
secoli, circa, dopo l’esodo verso la costa dalla vetta del Monte di Guardia,
dove si stagliano al sole le rovine dell’antica Joiusa, senza tracce apparenti
di preistoria e di veri e propri insediamenti di Età romana. A quanto pare,
infatti, i colonizzatori romani dell’isola si limitarono a dare un nome all'amenità
del «locus», che forse fu «oppidum»,
sicuro rifugio dalle scorrerie sulla costa e residenza di pochi quanto
sparsi lavoratori dei campi che sul Monte di Guardia avevano ragione di vita.
La storia dell'antica
Joiusa data intorno al 1360, coincidendo con la sua fondazione. E
la data appare incontestabile, anche se molta documentazione storica si è di
certo smarrita per eventi, calamità, cause diverse e le visure dei documenti
ingialliti affidano molto più spesso al ricercatore le deduzioni logiche, le
interpretazioni dalla citazione di eventi paralleli alla storia di questa antica
comunità agricola, che non ebbe in sé rilevata importanza di accadimenti e che
risultò in parte divisa da quella dei pescatori sulla costa.
Il carattere pacifico di questa comunità antica, dedita al
lavoro dei campi. esclude del tutto ogni altra possibile incidenza di eventi che
non fossero puri atti amministrativi o sulla potestà e legittimità di
attribuzioni nel governo del territorio.
La preesistenza
di insediamenti isolati sul Monte Meliuso appare confermata da
diverse citazioni documentali e da prove indotte sul tipo di costruzioni
rilevate. Sebbene, sia per lo meno confermato che nel territorio dell’attuale
Gioiosa Marea si ebbero reiterati insediamenti, prima della lenta organizzazione
dell’antica comunità contadina sul Monte Meliuso, e che quasi certamente
permase un legame con le comunità dei pescatori insediate nella costa.
La comunità dei pescatori, attingendo le proprie risorse di
vita dal mare, dovette resistere di più all’idea di abbandonare
definitivamente le proprie case sulla costa. Anche, se in periodi di invasioni,
saccheggi fu certamente costretta a rifugiarsi temporaneamente nell'entroterra e
a sobbarcarsi a dure fatiche per scendere a riva le proprie attrezzature. Ma se
pure vissero, questi pescatori, per lunghi periodi sui monti, certamente
installarono nelle proprie case abbandonate gli attrezzi
di modeste entità e più facilmente ricostruibili, in attesa del ritorno alla
pace ed alla normalità, sperando di tornare, ogni volta, definitivamente sulla
costa.
Nonostante questo continuo fuggire e tornare, da noi
ipotizzato, rispetto al verificarsi di eventi bellici o di pace, possa apparire
normale; forse lo è un po' meno, se si considera che questi pescatori si videro
costretti a far scivolare sui tronchi di albero per chilometri di pendio le
proprie barche verso il mare, ipotesi, questa, che suffraga la logica, non
esistendo per la conformazione naturale e geomorfologica della costa
alcuna insenatura ovvero ripari naturali ricchi di vegetazione, tanto
cari ai ricordi dei lungometraggi in technicolor della nostra era. E questa
impervia fatica risulterà quanto mai attendibile, se si considera che, ad
esempio, interi blocchi di marmo vennero scesi al piano quattro secoli e mezzo
dopo la fondazione di Joiusa per ricostruire nell’attuale Città le antiche
Chiese del Monte. E non solo esse.
L’odierna
Gioiosa Marea che si distende sulla costa a pianoro e a dolci
pendii verso il mare che invetria su tersi fondali, è sorta verso la fine del
Settecento. Pur se in effetti riporta in mezzo al candore dei palazzetti
Ottocento ed alla efficiente razionalità delle architetture recenti, murate
grige, terrose, erose a vivo nella struttura di pietre e calce, con arcate di
tipo mediterraneo in pietra bugnata che portano in sé infissa la data dei
preesistenti insediamenti e dei materiali precedentemente impiegati nella
costruzione della più antica Città. Lo sviluppo urbano li ha per fortuna
inglobati e di certo salvati al totale decadimento, quasi col gusto spontaneo di
una rivalutazione e di una continuità della storia. E per quanto tutte le
città, si possa dire, conservino la testimonianza del passato nel proprio
assetto urbanistico, tuttavia è raro, se non proprio eccezionale, che una
città fondata e sviluppatasi in seguito ad un esodo protrattosi nel tempo,
risulti poi costruita con le pietre, i materiali e la tecnica costruttiva della
preesistente e secondo lo stesso disegno urbanistico dell’antica, che nel caso
specifico arrocca i suoi ruderi sul Monte di Guardia, a ben 7 chilometri dalla
costa.
L’antica
Gioiosa sorgeva su di una vetta a pianoro, a 800 metri sul
livello del mare, che consente di abbracciare nell’arco visuale di 360°: di
fronte, le Isole di Vulcano, di Lipari, i dorsi a crinali delle cime ventose
delle altre Isole Eolie; poi, su entrambi i lati del fronte costiero, sin’oltre
Capo d’Orlando (a sinistra) e Capo Milazzo (a destra); alle spalle, i Monti
Nebrodi e l’Etna. E questa vetta sulla costa gaia del messinese, che domina
sin’oltre il versante Nord-Occidentale dell’Isola, dovette avere per certo
rilevanza strategica nel quadro degli avvenimenti del periodo greco-romano ed
altresì nei precedenti periodi storici. Ma di certo non è il caso, bensì la
storia che permane nella tradizione, se a questo proposito si riporta l’aggiunta
in «vulgare» al più antico nome latino: «Joiusa
Guardia» o «Gioiosa Guardia».
L’accesso ai ruderi odierni si rende
ancor oggi meno che agevole per la stradella, in parte asfaltata, e che impenna
ad un tratto in ripida china, facilmente difendibile in caso d’attacco. E ciò
induce ad avvalorare l’ipotesi dell’oppidum, di un posto di
osservazione, che favorì nel tempo gli insediamenti d’intorno, intensivi e
tanto più necessari per le popolazioni della costa, in seguito ai continui e
ben noti saccheggi dei pirati; nonostante la costa, per il clima ancora più
mite, per la natura del terreno e l’abbondante presenza dell’acqua,
garantisse più facili condizioni di vita.
A Gioiosa Guardia l’inesistenza di risorse idriche non
doveva certo rendere agevoli le condizioni di vita, dipendendo, per il vitale
elemento, dall’andamento pluviale, come
dimostrano le cisterne interrate, vicino a quelle che furono case.
L’irradiarsi dei ruderi intorno alla fortificazione, oggi
in gran parte diruta e composta dai resti di una torre e di un muraglione, pare
confermare l’ipotesi e la tendenza di una struttura urbanistica che, in epoca
successiva, poi si ripeterà intorno alle Chiese con la nascita delle odierne
Contrade a corolla di Gioiosa Marea.
Il disegno
urbanistico dell’antica Città, eguale a quello riportato di
pari nell’odierna Gioiosa Marea, evidenzia la suddivisione in quattro
quartieri: 5. Nicolò, Madonna delle Grazie, Catena, San Giovanni
Battista.
Le vie strette, certamente con pavimentazione al naturale,
rispecchiano il carattere della popolazione quasi esclusivamente dedita ai campi
ed ai piccoli opifici artigianali per la produzione dei beni di consumo locali.
Infatti, non sembra che, per la sfavorevole posizione e nonostante le tre strade
di comunicazione con l’entroterra, Gioiosa Guardia fosse un centro di
commerci.
La divisione in quattro quartieri si diramava su di un asse
viario, piuttosto largo per i tempi, che attraversava l’antica Città per
sboccare su una piazzetta circolare, dove si presume potesse ubicarsi il
castello di Vinciguerra.
Tre strade collegavano il paese con l’entroterra: « Scaletta » in direzione di Marina di Patti; « Mali Passi » verso Randazzo; la « Strada Regia » di Calavà, che portava all’omonimo Capo Calavà, dove sorgeva una Torre.
Una più approfondita osservazione del tessuto urbanistico consente di rilevare
l’esistenza, come abbiamo detto, di cisterne interrate e no, di varia
grandezza e costruzione in prossimità delle preesistenti abitazioni, di quello
che fu il Convento dei Frati Minori, dove tuttora esiste una cisterna edificata
ad arcate, ed accanto alla Chiesa del Giardino; ma soprattutto consente di
rilevare il costante collegamento fra sistemi e materiali costruttivi che si
ritrova in taluni più antichi edifici della odierna Gioiosa Marea.
Il metodo di costruzione è caratterizzato dall’uso di pietre e di calce frammista ad una particolare sabbia di cava, in gergo chiamata « ripiddu », per l’innalzamento dei muri maestri, mentre per l’elevazione dei tetti erano impiegate travi in legno e tegole.
La presenza di frammenti di coccio e di laterizi mischiati fra le pietre emergenti con l’impasto conglomeratizio dalle rovine, induce alla considerazione che Gioiosa Guardia sia stata edificata in buona parte su costruzioni preesistenti. Questo dato, peraltro, si evince dall’osservazione dei ruderi della Zona Nord-Ovest dell’antica Città, che certamente fu ricostruita tutta nello stesso periodo.
L’impasto dei frammenti di laterizi ed in particolare il ritrovamento di coccio smaltato permette di datare la costruzione al tardo Medioevo (sec. XV-XVI), in considerazione del fatto che la tecnica d’impasto e dello smalto del coccio rinvenuto non può che risalire a detta epoca.
L’Amministrazione civica di Gioiosa Guardia risulta, dai documenti storici, affidata ai Giudici che con il Sindaco costituivano la rappresentanza sovrana, ma, con « a latere » e compiti propri nella qualità, prima di due e poi di tre Giurati eletti dal Vescovo di Patti.
Le decisioni della Pubblica Amministrazione venivano prese in sede di Pubblico Consiglio della Città nei giorni di festa e con l’intervento dei cittadini. Ma il diritto di voto sulle decisioni spettava al Capitano della Città, ai Giurati nonché ai Consulenti nominati a vita. Però le deliberazioni assumevano il crisma della legittimità e potevano applicarsi dopo l’approvazione formale del Viceré e del Tribunale del Real Patrimonio. Tuttavia, spettava poi al Visore Regio il compito di controllare la spesa della Civica Amministrazione e, rilevandosi inesattezze o disavanzi, di obbligare i Giudici al risarcimento.
Il Sindaco, eletto dal Pubblico Consiglio,
rimaneva in carica tre anni. Ma i suoi compiti erano limitati al controllo ed
alla difesa degli interessi della Civica Amministrazione, quale procuratore
naturale e senza tuttavia aver alcun potere sui Giurati che assolvevano le
proprie funzioni sotto la diretta sorveglianza del Visore Regio. Le funzioni di
Sindaco, insomma, restavano alquanto delimitate e non esorbitavano, in nessun-
caso, da quelle di un patrocinatore dei pubblici funzionari, di consigliere
morale e di procuratore del popolo e pur sempre sotto il profilo delle pure
istanze generali.
La decadenza e
soprattutto l’abbandono di Gioiosa Guardia venne a determinarsi
in seguito a reiterate calamità naturali verificatesi fra la seconda metà del
Sec. XVII e la prima metà del Sec. XVIII.
Il 5 febbraio 1783 l’antica Città fu gravemente
distrutta da un terremoto di notevole intensità, che era il quarto in appena
mezzo secolo. Mentre l’anno successivo, il 1784, grandi invasioni di
cavallette distrussero il raccolto, provocando una grave e penosa carestia.
La popolazione, di certo, provata da dolorose perdite,
esausta ed atterrita dai frequenti fenomeni sismici che presumibilmente
sconvolsero la costituzione geomorfologica del territorio in conseguenza di
smottamenti e di frane, alla fine decise, per consiglio dei più anziani e dei
rappresentanti più evoluti della Civica Amministrazione, di ricostruire Gioiosa
sulla costa. Però, l’esodo dalla antica Gioiosa Guardia si verificò nell’arco
di vent’anni e fra non poche resistenze da parte di autorità preposte e di
cittadini. E forse questo fatto, incontestato, potrebbe spiegare la
ricostruzione della Zona Nord-Ovest dell’antica Città, come atto di speranza
e di sentimentale legame con le proprie origini e la terra natia.
(da GIOIOSA MAREA - Storia Note Immagini, Comune di Gioiosa Marea, 1980)